Museo della seta - Mendicino
Luigi Grimaldi
fiori di bozzoli
 
 
 

Del modo di coltivare i gelsi educare i bachi ed estrarre la seta nella Calabria Ultra II

 

I. Vi sono gelsi bianchi, rossi e neri: i primi e gli ultimi sono più abbondanti — Di quelli vi sono il selvaggio ed il coltivato a foglia intiera e frastagliata; quelli detti a cappuccio; a frutto bianco e rosso, ed altre varietà — Si è introdotto anche il filippino — Il nero è di due varietà cioè a foglia frastagliata e quella a cappuccio.

 

Non è uopo parlare del moro selvaggio poiché è scarso e la sua foglia non si usa eccetto in caso di necessità. Nemmeno occorre dir nulla del filippino, poiché sebbene in diversi paesi e fra l'altro in Catanzaro, Montauro, Tropea , Pizzo, Dasà e nel circondario di Taverna, siasi propagato innestandolo sul bianco comune, pure si è abbandonato in taluni siti perché facile ad esser distrutto dai venti boreali e molto soggetto alle intemperie; e generalmente perchè la foglia a causa del precoce sviluppo che precede sempre l'epoca della educazione de' bachi, e per la ritrosia che ha il volgo, nelle cui mani è esclusivamente l'industria serica, alle novità, non è usata, e perciò resta invenduta — Il defunto cavalier Gagliardi or son molti anni fece il tentativo di educare i bachi colla foglia di esso, e ne ottenne buona seta — De' morettiani e di quelli indigeni a frutto rosso nulla è a dire, perchè si tratta di ben picciola cosa; ed i secondi non vengono ne' coltivati né innestati — Quindi sì riducono i mori generalmente a' bianchi e neri colla rispettiva varietà a foglie incise intere o a cappuccio.

 

Tali gelsi si propagano ugualmente, ma non dappertutto nell'istessa quantità, poiché in taluni luoghi la educazione del baco si fa tutta con foglia bianca; in altri sempre colla bianca eccetto otto giorni nell'ultima età colla nera, ed in altri con quella fino alla seconda e terza età, e.poi con questa — Da ciò risulta che nei luoghi della provincia ove la educazione si fa colla foglia bianca e nera, e sono i più, hanno la stessa importanza sì gli uni che gli altri gelsi la cui rispettiva vegetazione coincide colla educazione del baco, la quale vien cominciata colla prima ch'è più sollecita a vegetare.

 

II. I gelsi bianchi e neri hanno rispettivamente de' pregi — I primi vegetano 2 a 4 settimane più sollecitamente de' secondi: la di loro foglia ha bisogno di minor tempo per asciugarsi pria di venir somministrata mentre che per i neri occorre attendere tre giorni: si propagano più facilmente ne' luoghi umidi o annaffiati comunque essi abbiano vita più breve: lo sfogliamento può cominciarsi più presto del nero: possono dare un secondo ricolto che per l'altro non avviene senza positivo danno; e colla loro foglia si ottiene seta più lucida e morbida. Dall'altra banda i neri non richieggon molta cura nella scelta del clima, poiché aiutati dal letame e non esposti al vento del nord, vegetano lodevolmente per fino alle falde della Sila ed in montagne ove la vite non reggerebbe o appena: nemmeno richieggono molta cura nella scelta del terreno, evitando però i luoghi umidi o annaffiati in cui meglio vegeta il bianco: non han bisogno della stessa attenzione che è necessaria alla coltura de' bianchi: van meno soggetti alle malattie ed intemperie; ed han più lunga vita, poiché comunque questa varia secondo i luoghi e sia pei bianchi da' 60 a 200 anni, ed è minore in quelli che son piantati in luoghi umidi od annaffiati, pe' neri è sempre più lunga e dura più secoli.

Il quantitativo della foglia tra i neri e bianchi varia secondo i luoghi, ma ordinariamente può ritenersi che in que' di montagna i neri ne danno più de' bianchi, e nei marittimi quasi la metà e sempre meno di questi — Il prezzo della foglia bianca è di carlini 10 a 20: è minore nella nera, ma quando vi è scarsezza si è venduta fino a ducati 4, cosa che per la bianca non è avvenuta giammai.

III. I gelsi bianchi si propagano, ma non in tutti i siti in un modo, per seme, per propagini e per piantoni; ed i neri negli ultimi due modi. S'innestano gli uni e gli altri a zufolo, a marza ed a scudetto.

 

Da qualche anno il gelso che vien più propagato è quello a cappuccio, il quale dà foglia migliore perché di maggior peso e più nutritiva — Viene esso innestato sul nero comune con buon successo.

La propagazione per seme è la meno usata, e si seguono in essa le seguenti pratiche — Quando il frutto del gelso bianco selvaggio è perfettamente maturo, si raccoglie e si disecca al sole: dopo di ciò si stropiccia per farne uscir la semenza che si semina in poca terra bene sminuzzata, stabbiata ed irrigata ogni giorno: dopo due settimane cominciano a sbucciar le piantoline che vengono annaffiate in primavera ed està, letamate in inverno, e zappate e sarchiate in ogni stagione — Taluni usano innestarle nei semenzai: altri dopo due o tre anni di metterle a dimora ove nel o 2° anno vengono innestate: altri dopo un anno estirpano i primi piantoni che situansi nelle piantonaie alla distanza di un palmo l'uno dall'altro; ogni anno in dicembre tagliano i piantoni lasciando sopra terra due o tre gemme; ed al 4° o al più nel 5° anno si sbarbicano onde metterli a dimora ove dopo un anno l'innestano — De' neri si fan delle piantanoie dalle quale dopo 4 o 5 anni si hanno i piantoni.

 

L'innesto in generale si fa da marzo a giugno a scudetto e a zufolo — Nel 1° caso si sceglie un pezzo di scorza in cui vi sia una gemma e si stacca incidendo col coltello il ramo della specie che si desidera: quindi con destrezza si fa una fessura verticale nella scorza dell'albero che si vuole innestare e vi si conficca la piccola gemma in modo che resti all'esterno della fessura: si lega bene stretta onde l'aria non ne asciughi l'umore, badandosi a far combaciare la gemma col corpo del ramo innestato — Nel secondo, dal ramo del gelso che si vuole, si toglie un anello di scorza alto circa un pollice e che abbia una gemma: quindi nel ramo da innestarsi già prima decorticato ed avente un diametro uguale all'anello fatto, s'introduce in modo che vi combaci esattamente ed intieramente — In taluni siti si usa pure l'innesto detto a palicco cioè a marza che consiste nel conficcar questa nel ramo che si vuole innestare.

Tanto i semenzai che le piantonaie si fanno perloppiù onde propagare le piante nei propri poderi ed in taluni siti non solo per tale oggetto, ma anche per trar profitto dalla vendita de' piantoni. Questi se son selvaggi vendonsi da 15 a 20 carlini il centinaio, e se innestati e di una certa altezza da grana 15 a 20 l'uno.

 

IV. Le fasi della vegetazione de' gelsi non avvengono in tutti i siti nello stesso tempo, ma secondo i terreni, il clima e le stagioni — È perciò che onde comprendere le varietà tutte, si èindicata un'epoca durante la quale nei diversi siti della provincia succedono.

 

Entra il gelso bianco in vegetazione in marzo o principi di aprile: comincia 'a dar foglie non prima della fine di marzo al 15 del seguente mese: da tal'epoca fino a' principi di maggio giunge gradatamente al suo pieno sviluppo: dal 1° maggio fino a tutto giugno avviene lo sfogliamento: dopo una a tre settimane principia ad esser rivestito di foglie che fra tre o quattro altre settimane ed ordinariamente in luglio pervengono alla naturale loro grandezza: in ottobre e novembre la vegetazione si arresta, e le foglie pria divengono gialle egradatamente cadono in novembre e nei luoghi più marittimi anche in dicembre — Il gelso nero ritarda in siffatte operazioni da 15 a 20 giorni.

 

V. Le piantagioni sono a quadrato o a quinconce, ma più sovente senza regola, per cui non è raro vederne senza ordine lungo i confini de' poderi, le vie e le rive de' fiumi — Le piantagioni novelle sono più regolari delle antiche, le quali nella massima parte distrutte han lasciato quà e là degli avanzi.

La grossezza delle piantoline che si mettono a dimora, varia secondo i luoghi da 5 linee ad un manico di vanga, cioè oltre un pollice: secondocchè son più grosse quando vengon piantate, vegetano meglio.

 

Le fosse ove le piante si mettono a dimora non in tutti i luoghi hanno le stesse dimensioni, poiché se ne fanno della larghezza di 2 palmi e della profondità di 4, or sì l'una che l'altra dimensione è di 3 a 4 palmi, ed or si fan larghe 4 e profonde 5 a 6.

 

Nelle fosse si usa mettere onde riuscir meglio la vegetazione, o terra diversa da quella in cui vengon poste le piante, o stabbio Varia è la distanza delle piante tra loro, ma la minima è palmi 18 e la massima 40 o 60 secondocchè sono in luoghi in pendio, oppure in piani o fra altri alberi.

 

Nei primi anni le picciole piante si zappano spesso e si scalzano; si potano nel primo o secondo anno togliendosi i rami inutili, i patiti ed i divergenti, e scavezzando gli altri in modo da formare una corona ed aver la pianta una forma graziosa e più comoda per lo sfogliamento; si annaffiano ove vi sono acque: nel secondo anno s'innestano ove non lo siano state precedentemente.

 

Ordinariamente la potagione si fa da marzo a giugno, ed in taluni luoghi in agosto si recidono i più languidi fra' rami novellamente sviluppati. Siffatta operazione si esegue in ogni anno tagliando i rami a quattro palmi di altezza — Gl'innesti si fanno in maggio a luglio su'gelsi cresciuti dopo la potagione.— Non in tutti i luoghi però si usano tali pratiche colla stessa attenzione. —Tuttocciò non riguarda che i gelsi bianchi poiché per i neri si ha minor cura e si potano in gennaro.

 

VI. In quanto ai gelsi adulti siccome il terreno sottoposto generalmente si semina a cereali e civaie e viene addetto a tutte le colture cui è naturalmente adatto, così essi partecipano de' lavori che si fanno al terreno; oltre de' quali non si fa altro, e nemmeno in tutti i luoghi , che la potatura Vien questa per lo più eseguita dopo la raccolta della foglia, cioè in primavera o està secondo i siti e le stagioni in cui lo sfogliamento succede: in taluni invece si fa in inverno; ed in altri pei bianchi dopo la raccolta, e pei neri in inverno.

 

La potatura si pratica non da per tutto nello stesso modo — Con essa si tolgono in alcuni siti tutti i rami minori lasciando solamente i principali; in altri i più lunghi: in altri i rotti i patiti e quelli che non offrono comodità allo sfogliamento; in altri tutti i rami non esclusi i grossi, lasciando le sole branche principali: in altri, i superflui e rispettando le branche principali ed i rami più grossi specialmente de' gelsi neri, a' quali la recisione di un grosso ramo pregiudicherebbe più de bianchi; ed in altri in fine tutti i rami minori e si scavezzano le branche principali.

 

La potatura in certi comuni non si usa e si lasciano i gelsi inselvatichire, in altri si ècominciata ad introdurre, ed altrove si pratica secondo il bisogno — Non può quindi stabilirsi il tempo preciso che passa tra una potatura ed un'altra — Sifa secondo i luoghi ogni uno, due, tre, quattro, cinque o in ogni sei a dieci anni — Ciò non riguarda che i gelsi bianchi, poiché i neri per lo più non si potano mai, o raramente. Alcuni per uno due o tre anni dopo la potagione non usano sfogliare la pianta, oppur risparmiano le ultime foglie di ciascun ramo; e si èosservato che la foglia del gelsopotato ne' primi due anni, produce danno al baco nell'ultima sua età.

 

VII. Il gelso bianco comincia ad essere sfogliato secondo i siti nel 2° 3° 40 5° e 6° anno dalla fatta piantagioneNei primi anni se ne han poche once, libbre o rotoli secondocchè l'anno in cui si comincia è meno o più inoltrato — Si può approssimativamente stabilire per media raccolta del 1° anno mezza libbra di foglia; del 2° mezzo rotolo; e cosi proseguendo fino al decimo, si hanno da 20 a 50 rotoli di foglia — Dopo dieci anni da rotoli 20 a due cantara; dopo 15 da 30 rotoli a 3 cantara; dopo 20 da 70 rotoli a 4 o 5 cantara; e dopo i 30, ch'è l'epoca del massimo incremento, da un cantaro a 10.

 

I gelsi neri non sono sfogliati secondo i siti senon che dopo gli 8 a 12 anni. Selo sfogliamento si eseguisse prima, grave danno ne risentirebbe la pianta — La media raccolta nell'ottavo anno di età e primo di produzione è di poche libbre; nel decimo di 15 a 30 rotoli: nel quindicesimo da 20 a 70; nel ventesimo da 53 a 90; nel trentesimo da uno a tre cantara; e nel quarantesimo, epoca del suo massimo incremento, da uno a dieci cantara — In quanto alla proporzione tra i bianchi ed i neri fra loro , se n'è sopra parlato

 

I suddetti dati variano secondo i luoghi di marina o di montagna, umidi o asciutti, irrigati o secchi, di piantagioni strette o larghe, di maggiore o minor coltura, e di precoce o tardivo cominciamento della raccolta — Occorre perciò vedere alle volte che un gelso nel suo massimo aumento non offre più di 20 rotoli di foglia, mentrecchè qualche altro ne dà nelle buone stagioni fino a 12 cantara — I gelsi hanno ordinariamente nel massimo loro incremento il fusto grosso da uno a due palmi di diametro.

 

Lo sfogliamento si fa ogni anno in primavera eccetto l’anno in cui i gelsi si potano, ed i siti ove pei primi due anni successivi alla potagione si usa come sopra si è detto non fare raccolta. I gelsi neri in taluni luoghi però si lasciano ogni tre anni in riposo onde acquistar maggior forza, ma si è osservato in essi che se per più anni non avviene lo sfogliamento, la pianta ne soffre.

In qualche sito allevati vengono colla seconda foglia di està i bachi tardivi, ma tale educazione dapprima più estesa, ora si è ristretta a qualche comune, perchè si è creduto col secondo ricolto di pregiudicar la pianta.

 

In autunno non si fa raccolta di foglie, ove colla idea di aver colla caduta di esse un concime al sottoposto terreno, ed ove per timore di arrecar danno all'albero. In taluni luoghi però nei mesi di settembre ed ottobre, ove il bisogno lo esige, si danno per nutrimento a' buoi ed altri animali.

 

VIII. Nell'intera provincia si eseguono generalmente nella coltura del gelso gl'indicati modi, eccetto in due poderi nel Pizzo in cui or son 20 anni si fecero della piantagioni a bosco di gelso bianco a cappuccio, alla distanza di 9 palmi un gelso dall'altro. Esse a via di annue potature eseguite nel verno, togliendo i rami superiori, si son forzate a rimanere all'altezza di 12 palmi. Si è sperimentato però in tali gelsi che la foglia èmeno nutritiva di quella del gelso di alto fusto; che richiedono molta spesa per la potagione e coltura la quale non è rivaluta dal ricolto; e che non han lunga durata In fatti taluni son cominciati a perire, e molti di essi si sono riempiti di escrescenze che in quel luogo vengono indicate col nome di podagra.

 

Terminiamo di parlare de' gelsi col menzionare le malattie cui van più spesso soggetti. E poiché su di esse non si è fatto alcuno studio ma sol si conoscono dagli effetti, così non si troverà nelle indicazioni che daremo quella precisione che sarebbe desiderabile.

 

  1. La ruggine detta volgarmente anche lupa che consiste in talune macchie di un bianco sporco che poi si dilatano, divengon rossastre e producono il giallore che precede la morte del gelso: èpiù frequente negli alberi situati ne' terreni umidi.
  2. La scottatura che attacca gli alberi nella prima età, quando nei cocenti calori estivi si annaffiano le terre.

Tali malattie possono essere prodotte da gelate, brine, rugiade, venti sciroccali, nebbie, e mancanza d'irrigazione ne' gelsi soliti ad essere annaffiati.

 

Non vi sono insetti che recan danno alle foglie, ma bensì alle radici ne' luoghi umidi. Alle volte gli urti o contusioni che ricevono le radici, o gli enormi tagli, posson produrre la morte degli alberi — Cotesti tagli sogliono negli alberi adulti cagionare la malattia detta fungo,e consiste in un'escrescenza a forma di fungo che si sviluppa nel tronco dell'albero e ne produce la morte. È poi noto che la morte di un gelso è contagiosa a tutti quelli del filare in cui si trova, ove non venga subito sradicato l'albero infermo fino alle ultime barbe, e non si bruci il terreno in cui ha vegetato — Tale inconveniente però raramente può verificarsi in questa provincia ove le piantagioni non sono perloppiù ordinate in filari.

 

X. Dal gelso passando alla educazione de' bachi, è a dirsi pria di tutto che le razze dei filugelli conosciute nella provincia, sono la paesana, la reggina, la sorrentina, la cosentina e la bolognese, tutte già note e ch'è inutile descrivere — Quella di Reggio èpregiata perché va meno soggetta a malattie, e dà bozzoli piccioli, pesanti e compatti da cui si ha maggior quantità di seta — La bolognese fa bozzoli molto grandi, ma in qualche luogo della provincia si èabbandonata perché richiedendo essa più tempo delle altre nell'ultima età, si consumava più foglia, e per mancanza di cura non si avea buona seta: la maggior parte della seta che si produce, ottiensi dalla razza paesana.

 

Si hanno dai bachi bozzoli bianchi, paglini, gialli, ma nel commercio han le sete da essi estratte lo stesso valore, eccetto quella che ha maggiore bianchezza, la quale si vende poco dippiù.

 

XI. Per la semenza si han le seguenti cure. Si scelgono i migliori bozzoli, ed esposti ad una media temperatura dopo pochi giorni nascono le farfalle: si lasciano i maschi e le femine accoppiate per qualche ora, e quindi gettansi i primi, e le altre mettonsi in pannilini spiegati al muro ove depongono il seme che vi rimane attaccato, e si stacca bagnandolo con acqua o vino, e facendo uso di una stecca o lama di coltello: quindi il seme ottenuto si asciuga e chiudesi in sacchetti o ampolle di vetro o vasi di creta che si ripongono in luoghi asciutti e freschi, oppure in pezzoline di lino o cotone che si appendono in aria, o si conservano altrove: si usa in taluni siti lasciar le uova attaccate alla pezzolina: la tela che si sceglie all'uopo in taluni luoghi si ha cura che non sia nuova — Dee notarsi però che gli accoppiamenti son regolati dal caso e non si usa l'attenzione di farli succedere fra farfalle coetanee provenienti da filugelli che filarono contemporaneamente il bozzolo.

XII. Lo sviluppo del seme ha luogo naturalmente in primavera più o men presto secondo i paesi — Lo sviluppo artificiale è anche vario, ed or si fa cominciare nel sabato della settimana santa che non cade sempre nello stesso giorno del mese; or nella festa di S. Giuseppe, or in quella dell'Annunciazione della Vergine, che comunque si celebrano sempre nello stesso giorno, pure non sempre la stagione corre di un modo; or in altra epoca secondo la consuetudine de' luoghi; or quando si veggono comparire le prime foglie di gelso; or quando il seme comincia a sviluppar da se. In generale il cominciamento della educazione del baco è più dettata da auguri religiosi che dalla opportunità, e può dirsi che ordinariamente succede dal 19 marzo al 3 maggio. — Lo sviluppo si affretta per mezzo di stufe ove vi son delle bigattiere, ma ordinariamente si supplisce, o mettendo il sacchetto de' semi fra' materassi, o nel letto caldo, o nel seno delle donne, o esponendo i semi al sole due ore la volta poche mattine e covrendoli con finissimo pannolino — Secondo che il seme sviluppa, si ripongono i bacolini in corbelli e canestri ed in luoghi caldi — Ove non si usa distaccarlo dal pannolino pria di conservarlo, si bagna questo, e poi il seme distaccato nel modo sopra detto si asciuga al sole — La durata dello sviluppo è da 8 a 12 giorni — Appena uscito il verme si raccoglie in fronda di lattuga o di gelso selvaggio — Allorchè a causa della stagione non si può nei primi giorni allevarlo con foglia di gelso coltivato, vi si supplisce colla lattuga o col gelso selvaggio, ma ne perisce una gran quantità.

 
filatrici di seta di Marano Marchesato
 

XIII. La durala dell'allevamento è ordinariamente da 40 a 60 giorni — Comincia secondo i luoghi dalla fine di marzo sino alla fine di aprile, e termina non prima de'31 maggio, né al di là del 30 giugno.

 

La quantità della foglia che si consuma per ogni oncia di semenza varia secondo la più o men lunga durata della educazione del baco, la qualità e varietà dei semi e l'uso che si fa della foglia bianca per tutte l'età o fino alla 2a 3a o 4a — Il consumo della foglia nera ove si adopra unitamente alla bianca, è doppio o triplo di questa — Calcolando l'una e l'altra può ritenersi che si consumano da 5 a 9 cantaia di foglia per ogni oncia di ovicini. Da questa oncia poi si hanno ordinariamente da 4 a 10 libbre di seta secondo la stagione che corre la cura che si è avuta e la semenza che si è scelta.

Per la educazione de’ bachi non vi sono nella provincia che quattro bigattiere provvedute di stufe e di istrumenti atti a misurare le variazioni atmosferiche. Sono esse regolarmente costruite senza offrir nulla di notabile. Perloppiù però la educazione ha luogo sopra graticci qua e là sparsi nelle oscure, basse, non ventilate e talvolta non asciutte casipole de'contadini. In esse si fa da mangiare, vi si ardono legna verdi che fan molto fumo, ed oltre la famiglia del contadino vi alberga sovente l'asino il porco ed il pollame; ed oltrecciò i letti de' bachi non cambiandosi regolarmente, dan luogo ad esalazioni nocive — Intanto il volgo, invece di attribuire a tali cause le malattie ed i non buoni raccolti, ne incolpa le fasi lunari cui dona una speciale influenza sulla educazione del baco, e più sulla potatura del gelso.

 

XIV. Dalle esposte ragioni, non che dalle vicissitudini atmosferiche, dalla semenza non bene scelta, e dalla foglia non somministrata asciutta, derivano diverse malattie, sulle quali non essendosi fatto un particolare studio, né conoscendosi che dal loro effetto, cioè dalla morte che producono, non n'è dato fornire molte notizie — Ecco per altro quelle che ne è riuscito raccogliere sulle malattie più frequenti che indicheremo co'loro nomi volgari.

 

Resina o arresinamento (raggrinzamento) si dice quando i bachi non si nutriscono ed illanguidiscono: dipende perloppiù dalla cattiva semenza, o dal freddo: si sviluppa nella prima età.

La carne vacante, o come chiamasi in altri paesi chiarella si dice quando i bachi son languidi, trasparenti ed hanno il canale alimentare pieno di umor biancastro deriva da mancanza di nutrizione e da affollamento nella bigattiera , ed avviene nella 2a età.

 

L'accortaturo che anche attacca i bachi nella 2a età chiamasi allorchè in essi avviene un accorciamento ed acquistano un color bronzino e fosco: deriva da repentini cambiamenti atmosferici.

 

Nelle prime età soffrono anche la diarrea nella quale il baco rimane debole e non avendo forza di liberarsi dalla spoglia, muore: deriva dalla foglia asciutta e viziata dalla nebbia, dalla pioggia o dall'annaffiamento.

 

Nella 2a e 3a età soffrono anche la scottatura, colla quale il baco diventa debole per l'eccessivo calore; e la enfiagione prodotta dai repentini cangiamenti atmosferici.

 

Nella 4a età la gattine che consiste nel rendersi i bachi gracili, sottili, senza appetito, senza forza, per cui restano attaccati a tuttocciò che toccano senza potersi alzare.

 

Il giallume che avviene nelle diverse età ma più nella quarta e nell'ultima si distingue per le macchie pria negrognole e poi gialle che si manifestano nel baco, il quale perde l'appetito il sonno e rimane oppresso e intorpidito : deriva dalla foglia allorchè è tenera ed ab­bondante di sostanza zuccherina.

 

L'indurimento ossia calcinaccio che sorprende i bachi nella 4a età, si dice quando essi si gonfiano e s'induriscono — In tale stato chiamansi volgarmente ncitrulati Deriva tal malattia dalle foglie quando son tocche dalle nebbie e dalla gragnuola — Allorché essa avviene nelle altre età appellasi volgarmente mascone.

 

La marinella dicesi quando il baco nel salire a bosco avvizzisce ed intorpidisce, e deriva dalla foglia viziata e dalle vicissitudini atmosferiche.

 

Finalmente la soffocazione,da cui in qualunque età possono venir colpiti i bachi per effetto o di vento caldo o di esalazioni mefitiche, poca ventilazione, fumo, tuoni ed altro.

Le accennate malattie non sono esclusive delle indicate età, ma avvengono in esse più spesso — Talune sono dello stesso genere, ma differiscono nella gradazione diversa che ha il male.

 

Dalle esposte circostanze risulta che pel cattivo governo e per le vicende atmosferiche della stagione, la raccolta non riesce mai come dovrebbe attendersi; ma poiché la prima causa è continua, così i buoni ricolti relativi, dipendon perloppiù dalle seconde che sono variabilissime: son tali buoni ricolti però più frequenti dei tristi.

 

XV. I bozzoli che si ottengono vengon soffocati o ai forti raggi del sole o all'acqua bollente, o con le stufe, o il più delle volte al forno — Dopo di ciò si esegue la trattura della seta nelle filande a grande o a picciolo aspo — Nulla diremo del modo di trar la seta col secondo perché è lo stesso delle altre tratture del regno, e la differenza tra quelle della provincia sta solo nel titolo della seta — Le prime poi ecco in che consistono — Su di una fornace che ogni anno si costruisce, vi si pone una caldaia a fondo piano che riempita di acqua si riscalda ad una giusta temperatura — Si mettono in essa da 40 a 50 bozzoli la volta che si agitano vivamente intorno con una spazzola formata da bacchettine di scopa legate insieme — Quando i capi della seta si appigliano ad essa, si traggon fuori, e ridotti in sei fili si fan passare per altrettanti anelletti di ferro dai quali passano in altrettante girelle; poscia per altri sei anelletti, e quindi si ravvolgono al grande aspo che è secondo i siti del diametro di 6 a 12 palmi, e vien continuamente mosso dall'uomo; e mediante una fune si comunica anche il movimento a' secondi sei anelletti di cui si è parlato Gl'inconvenienti che presenta tal sistema sono che la temperatura perchè mal si misura dalle mani incallite dei filatori è sovente eccessiva; l'acqua che si adopra è spesso impura e si cangia poco; ed i bozzoli sono battuti senza usare alcuna attenzione — Quindi è che sovente la seta è cattiva grossolana ed ineguale — In ogni filanda sono addette due persone.

 

XVI. Finalmente la serica educazione è tutta affidata ai contadini e specialmente alle donneEssi o prendono con dilazione nel pagamento la foglia necessaria e fanno di proprio conto tale industria; ovvero, come più spesso avviene, metton la fatica, ed il proprietario la foglia, e dividon per metà, restando la semenza a comun peso: in alcuni paesi come Taverna, Zagarise ed altri, due parti sono del proprietario ed una del coltivatore — La spesa della trattura va ordinariamente metà per ciascuno.

 

Luigi Grimaldi, Studi statistici sull’industria agricola e manifatturiera della Calabria Ultra II, Stabilimento librario - tipografico di Borel e Comparò, Napoli, 1845. Pp 53 -60.

 

 

home home