Museo della seta - Mendicino
i mestieri
 
 

Per ottenere una stoffa di seta sono necessarie quattro attività produttive: l’allevamento dei bachi, la piantagione dei gelsi, la filatura (per estrarre il filo dal bozzolo del baco), la tessitura.

 

Nelle «botteghe familiari», cioè nel sistema di tecniche e saperi tramandati nelle famiglie, erano praticati tutti e quattro i processi, garantendo ai clan parentali l’autoproduzione; vi lavoravano tutti i membri della famiglia, di qualsiasi età, ma le donne svolgevano la maggior parte delle mansioni specie le più dure.

 

Quando l’organizzazione produttiva si fece più complessa furono coinvolti tutti i mestieri legati all’economia agricola, creando un rudimentale «distretto economico». Nacquero nei borghi le botteghe artigiane e poi le piccole industrie, che producevano soprattutto filo di seta per l’esportazione.

 

Fra Settecento e Ottocento le rivoluzioni industriali sconvolsero l’economia europea, imponendo nuovi standard produttivi, per essere competitivi sui mercati internazionali la bachicoltura e i gelseti divennero fenomeni massivi. Nella società patriarcale calabrese si delineò meglio il «carattere femminile» della sericoltura, migliaia di donne furono impiegate nella bachicoltura come bigattaie, oppure nelle filande, in pesanti condizioni di lavoro.

 

Non ci fu tuttavia la nascita d’una classe operaia, gli stabilimenti funzionavano pochi mesi all’anno e le donne (spesso le bambine) non avevano alcuna possibilità di sottrarsi alla famiglia, all’autorità dei maschi, acquisendo l’indipendenza economica. Le migliaia di donne che lavoravano nell’indotto della seta erano anche casalinghe, oltre a prestare manodopera nei campi o manovalanza nelle attività dei padri o dei mariti.

 

Nella travagliata vicenda di filandaie e bigattaie spicca un fatto singolare. Quando nella seconda metà dell’Ottocento la micidiale epidemia di pebrina annientò la bachicoltura europea gli esperti del Real Istituto Bacologico ammisero d’aver sbagliato a proibire, tacciandole di magia, le pratiche usate dalle contadine nell’allevamento dei bachi: avrebbero impedito la diffusione del morbo nelle Calabrie. Si sarebbe evitato il collasso dell’economia della seta, concausa della prima grande ondata emigratoria che spopolò la regione.

Alessandro Tarsia
 
 
  saggi di Giovanni Sole sulla società rurale calabrese:

 

 
   
 
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