Museo della seta - Mendicino
le filande
 
   
 

Nel borgo di Mendicino due filande sono ancora integre e funzionanti: la «Eugenio» e la «Domenico» Gaudio, dal nome dei fondatori. La storia, l’architettura, la filiera produttiva, l’organizzazione del lavoro, sono alcuni degli aspetti d’approfondimento della sezione. Le due piccole aziende sono rappresentative dell’industria del filato serico calabrese fra Ottocento e Novecento, un periodo di declino per il settore anche se ancora vitale.


Il rapporto con la comunità mendicinese fu ambivalente. Le operaie erano contadine sottratte all’opprimente giogo della famiglia patriarcale meridionale, ai lavori casalinghi e agricoli, noiosi pesanti e ripetitivi, un ruolo subalterno sedimentato nella mentalità dominante. L’opportunità d’evasione, di guadagno, di alfabetizzazione, di specializzazione, di socializzazione fra colleghe fu controbilanciata però dal carattere precario, stagionale dell’impiego e dalle dure condizioni di lavoro.


La sericoltura fu un indotto economico per la comunità, altri mestieri e attività si svilupparono e ne trassero profitto (aumentarono le commesse per boscaioli, fabbri e contadini). Eppure i rapporti di produzione e la struttura sociale erano ancora postfeudali: dalla larga schiatta di servi della gleba qualcuno sperimentava il lavoro salariato, mentre dall'oligarchia dei proprietari terrieri pararistocratici qualcuno s’improvvisava imprenditore. Furono avventure isolate che non portarono l’auspicata rivoluzione industriale nella nostra regione.

La classe dirigente autoctona preferì crogiolarsi nei propri privilegi piuttosto che aprirsi al cambiamento e alle novità che stavano tracciando il nuovo mercato globale. Alcuni imprenditori non furono abbastanza lungimiranti, altri videro i loro sforzi soffocati dal contesto opprimente. Il segno del tracollo fu l’esodo di massa, l’emigrazione, il borgo abbandonato.

 
Alesandro Tarsia
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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